Ecco a voi il resoconto della chiaccherata avuta con il simpaticissimo e disponibilissimo Fabio D’Amore, bassista e seconda voce dei Pathosray, un ottima progressive/melodic metal band che spero possa avere un futuro di successo. A questo scopo sembra essere decisamente sulla buona strada…
- PATHOSRAY -
Ivan - Ciao ragazzi, innanzitutto mi complimento per la vostra band, veramente ottima sotto ogni punto di vista, e vi chiedo di illustrare le origini e gli scopi iniziali con cui sono stati formati i Pathosray, nonché definire ai lettori il vostro genere a grandi linee.
Fabio - Ciao Ivan, grazie mille per lo spazio che ci hai concesso e per poterci promuovere attraverso Music Square.
I Pathosray sono una band che suona un metal melodico, fortemente influenzato da alcuni generi, come il progressive rock di stampo settantiano e la musica sinfonica. Il gruppo è formato da me (Fabio) al basso e cori, Marco Sandron voce, Ivan Moni Bidin batteria e percussioni, Gianpaolo Rinaldi alle tastiere e Alessio Velliscig alle chitarre.
Dopo un inizio indirizzato su un progressive rock/metal molto accentuato, la band ha evoluto il proprio suono, attraverso i suoi due demo (Strange kind of energies del 2002 e Deathless Crescendo del 2006) e il primo omonimo full-lenght, pubblicato nel 2007 sotto l’americana Sensory Records verso composizioni più dirette e d’impatto, rimanendo sempre però legati al progressive, e all’importanza degli arrangiamenti.
Ivan -Uno dei punti forti della vostra formazione attuale è sicuramente il singer Marco Sandron, l’incontro con lui è una fortuita casualità, una vecchia amicizia oppure il progetto Pathosray è un unione di musicisti volutamente di una certa caratura?
Fabio - Marco fa in realtà parte della formazione originale dei Pathosray, al tempo nota col nome di N.D.E. Ha fondato il gruppo, assieme ad Ivan, e Luca, il precedente chitarrista, che ha abbandonato il gruppo durante le registrazioni di “Pathosray”, nel 2006.
Marco e Ivan, però , hanno suonato insieme già dalla prima metà degli anni ’90, in diverse formazioni, sia cover che di musica propria.
Come il gruppo ha avuto una sua evoluzione durante questi anni, anche Marco si è affinato, ha avuto una crescita vocale e musicale notevole, e credo che adesso abbia raggiunto la maturità musicale perfetta per il gruppo che siamo diventati.
Ivan -Gli arrangiamenti sono molto competenti ed efficaci, come nascono i pezzi della band? C’è qualche compositore principale o lavorate tutti insieme?
Fabio - Principalmente, Ivan rimane sempre il compositore originale delle idee di base che vanno puoi a formare le canzoni che abbiamo inciso. Solitamente lui compone, con ausilio di chitarra o tastiere, e poi una volta in sala prove, illustra le sue idee a tutto il gruppo. Di conseguenza, ogni componente del gruppo fa sua la parte, e inserisce e arricchisce l’idea originale grazie al suo background e alle sue influenze, in modo da avere poi un risultato finale che soddisfi ogni musicista all’interno della band. Per “Sunless Skies” però, abbiamo avuto poco tempo per poter lavorare in sala prove durante la fase di pre-produzione, quindi la maggior parte delle composizioni sono state studiate e arrangiate una volta entrati in studio.
Ivan -Veniamo a un punto “dolente” che spesso viene denunciato alla nostra penisola, parlo dei concerti e dei locali live della scena metal italiana. Come vi trovate sotto questo aspetto?
Fabio - Hai detto bene : questo è proprio il punto “dolente” che riguarda il nostro Paese. C’è sempre meno spazio rivolto alle live band, soprattutto quelle che promuovono musica propria, figurarsi poi per quanto riguarda il metal, ancor peggio se si tratta di progressive.
Purtroppo i Pathosray si trovano a far parte di quella cerchia di gruppi che risentono, a parere mio, di quest’ultima problematica e le occasioni che riusciamo a procurarci o che ci vengono proposte sono veramente poche. E’ quasi più semplice per noi essere chiamati all’estero che qui in Italia, e se ci pensi è molto triste. Speriamo che con questo nuovo album le cose possano almeno cambiare leggermente…
Ivan -A livello contrattuale la band gode del meritato riscontro? So che avete cambiato da non molto la vostra label tornando in Italia dopo l’esperienza Sensory…
Fabio - Dopo l’uscita del primo album e dei positivi riscontri, la band si è trovata di fronte ad un’importantissima offerta, al momento delle registrazioni dei “Sunless Skies”. E’ stato sicuramente un bel colpo per noi, e siamo sicuri che questo le gioverà moltissimo nei prossimi mesi. E’ presto per parlare di riscontri, ma da quello che si può già notare, non possiamo che essere soddisfatti…
Ivan -Una menzione particolare va ai testi che ho trovato molto ben integrati nella musica, potete spiegarmi qualcosa del testo per voi più significativo mai scritto per la band?
Fabio - Ti ringrazio moltissimo per questa tua osservazione, ne siamo molto contenti!
Come hai ben detto, abbiamo lavorato tantissimo sull’importanza della coesione tra musica e liriche, durante il processo di scrittura. E’ una cosa a cui tenevamo molto, e crediamo di esserci riusciti in pieno, anche se sicuramente potremo migliorarci ancora nel futuro.
Personalmente, il testo che preferisco è quello di Quantic Enigma. E’ un testo molto critico, che ho scritto durante i primi mesi del 2008. Parla dei paradossi della religione, e del fatto che esiste addirittura una teoria per la quale probabilmente la scienza e la religione abbiano una formula comune, che Dio abbia voluto nascondere tra i testi sacri. Se questo fosse vero, bisognerebbe riscrivere la storia e migliaia di persone morte sarebbero state sacrificate invano. Ovviamente questo era solo il mio punto di vista critico, ma è una cosa che mi ha colpito parecchio…
Ivan -Secondo voi è possibile, oggi nel 2009, che una band italiana emerga concretamente nel panorama mondiale? A cosa mirate voi Pathosray nel prossimo futuro?
Fabio - Penso che possa essere ancora possibile, ma è molto difficile. L’Italia tende a non aiutare i propri gruppi, ma al contrario, tende a snobbarli in favore di quel che riceve dall’estero.
C’è una certa diffidenza da parte del pubblico italiano riguardo alle propose nazionali, talvolta “giustificata” da una scarsa qualità delle proposte, nell’ultimo decennio.
Noi Pathosray non ci prefiggiamo nessun obbiettivo preciso in merito, ma abbiamo ancora la speranza che qualcosa possa cambiare, dato che abbiamo un sacco di consensi in tutto il mondo, e le nostre prestazioni ai festival negli States e Olanda hanno sicuramente aumentato la nostra visibilità. Però sono sicuro che qualcosa debba almeno partire dalla propria patria d’origine…
Ivan -Le maggiori influenze dei membri della band da dove provengono? Cosa gira nelle vostre autoradio al momento?
Fabio - Ivan è senza dubbio estremamente influenzato dal rock progressivo degli anni ’70, soprattutto targato Italia, come PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, ma anche artisti internazionali come Mike Oldfield e band più “heavy” come gli Opeth.
Marco è un grandissimo fan degli Evergrey e Symphony X, ed è anche molto legato all’hard rock e alle grandi voci come Glenn Hughes, Jorn Lande, David Coverdale, R.J. Dio, ma anche più recenti come John West.
Alessio è un grandissimo fan degli Angra, ma anche dei Meshuggah, avendo però un estremo interesse anche verso la musica classica e il rock progressivo di King Crimson, Genesis e Pink Floyd. Gianpaolo è più devoto al jazz, al blues ma anche al progressive rock inglsese e progressive metal dei Dream Theater e Symphony X , ma anche alla psichedelica dei Porcupine Tree e Pink Floyd.. Io vario ascolti dal progressive metal, passando per il death-progressive, fino ad arrivare al rock progressivo. Ma sono anche un grande ascoltatore di black metal sinfonico, oltre che di Depeche Mode e The Cure.
Nel mio lettore cd in questi giorni stanno girando “Blood”degli O.S.I. che ritengo un cd fantastico, l’ultimo cd dei Queensryche “American Soldier”e “In Absentia” dei Porcupine Tree.
Ivan -Raccontate l’aneddoto più divertente mai successo alla band, e il momento più brutto.
Fabio - Uno degli aneddoti forse più divertenti mai capitati alla band è stato quando eravamo ad Atlanta, negli States, al famoso negozio di strumenti musicali, Guitar Center, poco fuori città. Era un orario di stallo, il negozio non era pienissimo, e ognuno di noi era incantato a provare qualche strumento in giro per il negozio. Ad un certo momento, uno dei nostri amici americani, che ci aveva accompagnato, ci dice “ci sono dei ragazzi dalla Costa Rica che vi hanno riconosciuto e vorrebbero delle foto e autografi con voi”. E’ stato pazzesco, chi l’avrebbe mai detto!!
Il momento più deludente è stato forse uno show locale, tenutosi nel 2006, durante il periodo di promozione del demo “Deathless Crescendo”, che stava per essere ultimato. Abbiamo suonato un pessimo concerto, e tutti quanti siamo stati insoddisfatti e molto arrabbiati con noi stessi, per la pessima prestazione, anche se il pubblico non ne ha per niente risentito. E’ stata una giornata da dimenticare, e la delusione è stata davvero tanta, per tutto il gruppo.
Ivan -Concludo lasciandovi qualche riga a disposizione per parlare direttamente con i vostri fans che leggeranno l’intervista. Da parte mia vi faccio i complimenti ancora e continuate così, l’ Italia ha bisogno di band come voi che possano riscattare l’immagine nazionale nel mondo…
Fabio - Ti ringraziamo ancora per questa occasione, e speriamo che tutti i vostri lettori possano trovare dell’interesse sulla band e la sua musica, anche grazie a questa intervista.
Speriamo che i nostri fans apprezzino il nostro nuovo lavoro e attendiamo i commenti, attraverso le nostre pagine internet, come myspace, sito ufficiale e pagina facebook.
Stay heavy!
www.pathosray.com